Fondo città di Torino

Il progetto di ‘riqualificazione’ dell’area ex Diatto è in mano al Fondo città di Torino, allora vediamo di capire meglio cos’è.
Prima di tutto, a chi fa capo. Nella pagina ‘Chi siamo’ si dice che il fondo fa capo a tre soggetti
– Prelios SGR (gruppo Gruppo Prelios , già Pirelli Real Estate S.p.A.), sottoscrittore del 36% del fondo e gestore dello stesso
– Città di Torino, che ha sottoscritto il 35% del fondo
Equiter (gruppo Intesa San Paolo) sottoscrittore del 29% del fondo
Questo il chi. Ma per fare cosa?
L’incipit della stessa pagina ‘Chi siamo’ recita:
Il Fondo città di Torino è lo strumento finanziario con cui Torino, prima fra le grandi città italiane, ha scelto di valorizzare il proprio patrimonio immobiliare
E nella pagina ‘Mission’ specifica ancor meglio
Il fondo città di Torino ha come mission aprire nuove strade nella gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico dando slancio al processo di riqualificazione urbana e creando nuovo valore per la Città.
Aldilà dell’eccesso di enfasi tipico di tanta comunicazione d’impresa, quello che appare chiaro è che lo scopo del fondo è ‘valorizzare’, nel senso di ‘mettere a volore’, ovvero di far cassa.
Far cassa su cosa? Su un portafgoglio immobili di tutto riguardo. Portafoglio che va suddiviso, secondo la pagina ‘La nostra attività’, in tre categorie:
– Immobili da vendere nello stato di fatto
– Immobili da riqualificare (e dagli)
– Nuove costruzioni (ovviamente previo abbattimento)
Anche se la pagina non lo dice pare evidente che anche gli stabili rientranti nella seconda e terza categoria siano destinati alla vendita. L’area ex Diatto fa parte della terza.
Insomma, sembra che le difficoltà economiche della città di Torino portino l’amministrazione a cercare solo entrate a breve termine, non tenendo in nessuna considerazione le esigenze di chi in quei quartieri ci deve vivere, in condizioni forse troppo diverse da quelle in cui vivono gli amministratori perchè questi possano comprenderle.
Di questo passo, parafrasando un vecchio adagio, il loro operato rischia di poter essere ricordato come ‘Fecero un deserto e lo chiamarono pareggio di bilancio’.

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