Torino: una città che va a fondo?

Locandina Si tratti di grandi opere strategiche, oppure di più circoscritti interventi locali, come quelli di riqualificazione di un isolato industriale all’interno di un quartiere della nostra città, il rapporto tra gli interessi in gioco non cambia: quelli dei privati prevalgono in modo schiacciante su quelli pubblici.
Questo lo stato delle cose che vorrebbero farci accettare come inevitabile, impossibile da trasformare.

Laddove il cittadino provi a farsi meno spettatore per intervenire direttamente a difendere il proprio interesse, allora la prevalenza del privato si farà di pari grado più schiacciante.

Lo insegna fin qui, per certi aspetti, la vicenda dell’opposizione al Tav.
L’abbiamo osservato nel piccolo incrocio di strade che racchiudeva la Ex Diatto – Snia Viscosa.

Non solo la dinamica, ma anche gli stessi interpreti: una personalità giuridica diversa di volta in volta, buona come un vestito per ogni occasione, quello della speculazione, intreccio di prestiti tra istituti bancari e debiti con l’industria del cemento che stringono il nodo della cravatta del debito pubblico, a soffocare quel corpo fatto di tutti i componenti della collettività, tanto attuali quanto futuri, con i loro bisogni e diritti.

Oltre ad insegnare il peso insopportabile di un gioco in cui il vincitore ottiene la propria affermazione con il monopolio della violenza, rendendo irraggiungibili i luoghi del dibattito, per non parlare di quelli della decisione, questi stessi giorni di lotta contro il Tav ricordano come sia impossibile sbarazzarsi di una comunità che rinsalda le proprie convinzioni ed i propri legami nella conoscenza critica, nella padronanza di strumenti che permettono di comprendere e smascherare il discorso di chi impone gli interessi di pochi per il sacrificio di tutti.

Osservando quel che accadeva attorno e su di noi, attraverso il piccolo perimetro dell’isolato in quartiere San Paolo, abbiamo imparato a riconoscere quanto il piccolo caso stia nel grande, e viceversa.
L’abbiamo imparato grazie alle lezioni che ci hanno offerto, gli strumenti che ci hanno regalato, le nozioni che abbiamo sollecitato con le nostre domande.
In primis il Prof. Semi, con la spiegazione del fenomeno storico della Gentrification (parte1,parte2,parte3), che ha trasformato le città del mondo prima ancora che la nostra Torino.
Fu poi il ricercatore Pietro Cingolani, a spiegare a noi ed alla Commissione Urbanistica del Comune perché l’operazione di riqualificazione della Ex Diatto – Snia non risponde alle esigenze del quartiere.
Il giornalista Luca Martinelli ci ha raccontato come queste operazioni di finanza edile abbiano contribuito a creare il buco nei bilanci pubblici delle nostre città.

Conoscere il contesto in cui è inserito il pezzo di città che cerchiamo di preservare alla vita pubblica del quartiere, concentrarci sulla sua realtà particolare, ci ha condotto dritto in bocca a questioni che coinvolgono tutti.

La situazione attuale del cantiere aperto sulle ceneri della Ex Diatto – Snia Viscosa ci spinge ad occuparci nuovamente di quel che apparentemente sta lontano dalla sua stretta realtà.
Un cratere di sabbie inquinate costringe a parlare di istituti finanziari ed amministrativi che ne detengono la proprietà ed attraverso i quali passano i suoi destini.

Poseremo la nostra lente d’ingrandimento sui Fondi Speculativi Immobiliari, aiutati come sempre da qualcuno che ne abbia studiato i funzionamenti, convinti che la chiarezza e la forza della nostra conoscenza possa essere il primo bastone nelle ruote del funzionamento fumoso e torbido dei meccanismi dell’amministrazione che non sembra tutelarci dall’andare a fondo della loro unica soluzione, la colata di cemento senza fine in cui vogliono seppellire le nostre città.

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One Response to Torino: una città che va a fondo?

  1. andrea says:

    buongiorno
    vorrei sapere chi è l’autore/committente della locandina dell’evento Torino: una città che va a fondo?
    grazie

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