Alla fine della fiera

Da oggi a lunedì si tiene a Torino il “Salone del libro” o “Fiera del libro” (la denominazione esatta cambia di anno in anno). Come sempre nell’enorme spazio della fiera quelli che riusciranno ad avere più visibilità saranno i grossi editori edalla-fine-della-fiera2 i best seller; per cercare di procurare un po’ di spazio anche a chi non rientra nei canoni sopra descritti è stato organizzato Alla fine della fiera, cinque incontri per parlare di libri diversi, che iniziano domani e proseguono fino a venerdì prossimo (qui il programma completo). Noi di Sniarischiosa siamo coinvolti in due delle serate.
La prima sarà domenica sera al Gabrio (via Revello 3) alle 21 (ma dalle 20 c’è un apericena) e sarà dedicata all’Amianto. Alberto Prunetti presenta il suo “Amianto” e ci saranno testimonianze dalle case White di Milano e dal comitato Voci della memoria di Casale Monferrato. Accanto a queste situazioni gravissime noi e il Gabrio presenteremo i nostri due esempi, meno terribili ma geograficamente molto più vicini; perchè quella dell’amianto non è solo storia di stragi che avvengono ‘altrove’, ma anche di casi meno eclatanti ma preoccupantemente vicini.
La seconda sarà lunedì sera, sempre alle 21 ma stavolta nei locali della ex Diatto (via Cesana 24). Corrado Dottori, economista convertito all’agricoltura, presenterà il suo “Non è il vino dell’enologo”, storia di un viticultore con una sensibilità affine a quella di genuino clandestino. Un’occasione per confrontarsi con una traiettoria di vita anomala, ma non impossibile da seguire.
Qui sotto una breve introduzione ai libri di cui si parlerà in Alla fine della fiera

GLI ULTIMI GIORNI DELLA COMUNE
di P.O. Lissagaray (Edizioni Red Star Press)
“Accadde il 18 marzo del 1871. Il popolo parigino insorse e, respingendo come indegno qualunque tentativo di imporre alla Francia un nuovo regime monarchico, conquistò sulle barricate il diritto di scegliere il proprio destino. Nacque così la Comune di Parigi: un esaltante esperimento rivoluzionario che, sventolando la bandiera rossa, in un pugno di mesi riuscì nell’impresa di sostituire l’esercito con una milizia cittadina, di farla finita con l’ingerenza ecclesiastica negli affari dello Stato, di introdurre il diritto universale all’istruzione e di riconoscere ai funzionari pubblici lo stesso salario percepito dagli operai. Tutto questo fino al maggio del 1871, quando le forze della reazione scatenarono sulla capitale francese un’offensiva senza precedenti. Un bagno di sangue che costò la vita a decine di migliaia di rivoltosi, fucilati dai soldati nemici. Giorni terribili che videro tra i loro protagonisti lo stesso Prosper-Olivier Lissagaray che, ne “Gli ultimi giorni della Comune”, racconta la gloria della resistenza di Parigi, le grandi conquiste ottenute dalla rivoluzione e il valore delle donne e degli uomini che donarono la propria vita alla causa della libertà.”

POESIE D’AMORE E DI RIVOLUZIONE
di Vladimir Majakovskij
A cura di Ilaria Pittiglio (Edizioni Red Star Press)
Dentro ogni verso scritto da Vladimir Majakovskij, in ogni riga che il grande poeta russo ha impresso sulla carta, si agitano le passioni di due sentimenti che è impossibile pensare di separare.
Le parole di Majakovskij, infatti, nascono in quel grande fiume dove l’amore e la rivoluzione sembrano darsi convegno per sconvolgere il paesaggio circostante, devastando il conformismo del passato e preannunciando la libertà e la bellezza di un futuro imminente. Per questa ragione, l’arte di Majakovskij è sempre “qui e ora”: un classico di insuperabile forza espressiva, tensione verso ciò che è bello, messaggio di emancipazione, felicità e lotta.
C’è tutto questo e molto altro in “Poesie d’amore e di rivoluzione” di Majakovskij: un tesoro di sogni e di desideri, preziosi come i sospiri degli amanti e ardenti come le aspirazioni che incitano le donne e gli uomini alla conquista della giustizia sociale.

LA VELOCITA’ DI LOTTA
di Andrea Scarabelli (Edizioni Agenzia X)
Non vedo niente, la rabbia è polvere che taglia gli occhi. Lo giuro. Che non lavorerò mai. Che non andrò da nessuna parte. Voglio vivere così veloce che nell’accelerazione le cose perdono i loro contorni squallidi.Il tritacarne della creatività a rinnovo semestrale sta macinando le ultime scorte del talento di Diego, un trentenne che non vuole cadere nel baratro ma non sa come evitarlo.
Lotta, un’adolescente cleptomane dai capelli multicolore, in fuga dal disastroso mondo degli adulti, è il fulmine d’incoscienza ribelle che squarcia le nuvole nere dell’inerzia. Lotta deve capire contro chi dirigere la sua imprevedibile carica di energia. Diego ha bisogno di una scintilla per riprendersi la vita. Ma non basta colpire l’odiata periferia di provenienza o gli uffici del terziario avanzato, sulla strada ci sono nemici più pericolosi: le menzogne delle agenzie di stampa, le banche assassine, le carceri che imprigionano l’amore.
Ben oltre i loro sogni, Diego e Lotta innescano un incendio mediatico che brucerà ogni certezza. L’avventura non è più un gioco, le complicazioni acquistano una velocità vorticosa.
Un romanzo corrosivo come il primo Palahniuk e magico come una Zazie nel metrò dei giorni nostri, con una scrittura lavorata nei minimi dettagli, percorsa da correnti elettriche ad alto voltaggio.
Andrea Scarabelli è nato a Milano nel 1983. Scrive, promuove festival e reading, da anni agita l’ambiente editoriale. I suoi lavori sono apparsi su “il manifesto”, “Pulp libri”, “Rolling Stone” e in alcune antologie. Ha pubblicato la docufiction Beautiful (No Reply, 2008) e ha curato l’antologia Suonare il paese prima che cada (Agenzia X, 2011). Questo è il suo primo romanzo.

AMIANTO – UNA STORIA OPERARIA
di Alberto Prunetti (Edizioni Agenzia X)
Un libro terribile e bellissimo. Dolore, divertimento, pena, riflessione, compartecipazione. Una nuvola di sensazioni alternanti e contrapposte, quali solo uno scrittore vero riesce a condensare.
dalla prefazione di Valerio EvangelistiQuesta è la storia di Renato, un operaio cresciuto nel dopoguerra che ha iniziato a lavorare a quattordici anni. Un lavoratore che scioglieva elettrodi in mille scintille di fuoco a pochi passi da gigantesche cisterne di petrolio. Un uomo che respirava zinco, piombo e una buona parte della tavola degli elementi di Mendeleev, fino a quando una fibra d’amianto, che lo circondava come una gabbia, ha trovato la strada verso il torace. Poi, chiuso il libretto di lavoro, quella fibra ha cominciato a colorare di nero le cellule, corrodendo la materia neurale. Una ruggine che non poteva smerigliare, lesioni cerebrali che non poteva saldare.
Amianto è una scorribanda nella memoria tra le acciaierie di Piombino e quelle di Taranto, tra le raffinerie liguri e gli stabilimenti di Casale Monferrato, tra il calcio di strada in un’Ilva dimenticata in provincia e le risse domenicali lungo la via Aurelia. Un Lessico famigliare proletario con cavi elettrici impazziti e sarcastici aneddoti dal mondo operaio. Un’epopea popolare ma anche un’inchiesta che riapre una ferita sociale, scritta da una voce narrativa che reclama attenzione e conferma un talento sempre più maturo.
Alberto Prunetti è nato a Piombino (LI) nel 1973. Suo padre era saldatore e tubista. Ha scritto Potassa (2003), L’arte della fuga (2005) e Il fioraio di Perón (2009). Ha collaborato con “il manifesto” e “A-Rivista” ed è redattore di Carmillaonline.

NON E’ IL VINO DELL’ENOLOGO – Lessico di un vignaiolo che dissente di Corrado Dottori (Edizioni Deriveapprodi)
Un viaggio dentro il mondo della vigna e dentro la vita di chi se ne prende cura. Che passa per la cantina e gli scaffali di vendita. Per la critica del gusto e la storia della produzione viti-vinicola. Per le grandi fiere del vino e i terroir. Una riflessione lungo i sentieri che partono dalla «natura» e sfociano in un prodotto di «artificio» quale una bottiglia di vino.

MAL DI LAVORO
SOCIOANALISI NARRATIVA DELLA SOFFERENZA NELLE ATTUALI CONDIZIONI DI LAVORO
di Renato Curcio (Edizione Sensibili alle foglie)
Questo libro propone i risultati di un cantiere scuola di socioanalisi narrativa, autonomo ed autogestito, vale a dire senza committenti esterni, iniziato a Milano nel dicembre 2011 e proseguito per tutto il 2012. Il lavoro di gruppo, a partire dalle narrazioni della propria esperienza lavorativa, si è soffermato sulle implicazioni deumanizzanti della razionalità strumentale, sulle tecniche di intensificazione del lavoro, sulla produzione di solitudine attraverso la disaggregazione dei legami solidali e sulla riemersione prepotente del ricatto come nuovo regolatore, dove viene imposta la sospensione flessibile del diritto. L’avventura è proseguita su altri due territori correlati: le risposte di sottomissione collaborativa, di rassegnazione o di resistenza che caratterizzano i processi di adattamento dei lavoratori e la neolingua che, medicalizzando la varie eruzioni della sofferenza, ne rovescia il significato facendo apparire un “malato” là da dove invece c’è soltanto la vittima di un modo di produzione patologico. Il cantiere, infine, si è affacciato sulle tracce ancora lievi di una prospettiva aperta: la costruzione di un nuovo immaginario entro il quale il significato del lavoro si qualifichi anzitutto per l’attenzione alle relazioni entro cui si produce e che esso stesso produce. A partire da quest’ultimo punto è maturata anche la scelta di portare questa ricerca all’incontro con tutti, per aprire il cantiere alla società, senza anticiparne le conclusioni.

RIOT – STORIE DI ORDINARIA RESISTENZA
di Bob Kolb (Edizioni Bepress)
Progetto letterario di materiale resistente, narrato e vissuto dai protagonisti di questa piccola antologia di racconti d’asfalto, ruvidi come il catrame. Una mescola fatta da “teppisti narranti”, che usano le parole come amano usare le pietre, contro un mondo che combattono e rifiutano. Un reticolo di passioni e conflitto sociale, politico, culturale che trova espressione e forma nelle pagine di un libro come se fosse un corteo, una piazza, la strada. Materiale incendiario, l’inferno esistenziale di alcuni piromani intenti a infuocare il mondo. Una storia frammentata di ribellione quotidiana. Scrittura generazionale, che non è di chi la scrive, o di chi la legge, ma di una massa umana che si riversa in strada a rivendicare le proprie istanze.

TALPE A CARACAS – COSE VISTE IN VENEZUELA
di Geraldina Colotti (Edizioni Jaca Book)
Quartieri autogestiti, fabbriche recuperate, consigli operai, donne al centro della scena… mentre l’Europa stringe la cinghia intorno alla vita di chi è già stato spremuto, a Caracas si tenta un’altra strada: con un piede nel futuro e un altro nel petrolio. In questo libro battente e corale, Geraldina Colotti racconta le “cose viste in Venezuela” in tredici reportage sul paese “bolivariano”. Rapper bolscevichi e maestri di strada, casalinghe col fucile e cuoche al potere, preti d’assalto e porporati golpisti, e maiali che scorrazzano insieme ai detenuti… Dove ripassa la storia, la luna corre per strada. Giovani talpe riprendono a scavare.

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