Luci, ombre e scinttille

Luci, ombre, ma anche scintille durante l’incontro avvenuto mercoledì 19 tra l’assessore Montanari, il suo staff e i cittadini di borgo San Paolo e Cenisia: tensione scontata dato che quella della Diatto è una vicenda segnata anche dalla violenza: quella con cui è stato abbattuto lo storico edificio, quella con cui sono stati caricati dalla polizia all’epoca i manifestanti che protestavano, ma montanarianche quella della quotidianità di un insopportabile cantiere aperto da tre anni, che ha portato a noi residenti disagi causati da polveri, incuria e sporcizia.
Procediamo però con ordine nel ricostruire la serata, iniziata con un’introduzione storica degli ultimi 3 anni della lotta contro le speculazioni edilizie sull’area Diatto, proseguita con una prima presentazione dei dati raccolti tramite il questionario proposto dall’associazione Amici di via Revello per avere una percezione di come viviamo in quartiere e di come sono vissuti gli spazi (verdi, culturali e di socialità) e culminata in tre semplici domande all’assessore: quando avvieremo la trasformazione dell’area bonificata dell’ex Gabrio in area verde con un percorso decisionale e partecipato da parte degli abitanti del quartiere? Quando terminerà la bonifica dell’area Diatto? Ma soprattutto qual è il destino dell’area Diatto? Restare una speculazione edilizia oppure è possibile che il comune rientri in possesso dell’area, visto che uno dei punti della campagna elettorale era proprio rivedere la politica di far cassa tramite le speculazioni edilizie?
Montanari ha fatto una chiara apertura sull’area del Gabrio, mostrando interesse per la costruzione di un percorso partecipato, specificando che dovrà coinvolgere anche l’assessorato all’ambiente e la circoscrizione (a questo proposito ci teniamo a precisare che l’incontro era libero ed aperto a tutti, non abbiamo esteso l’invito a nessuno, tantomeno all’attuale presidente di circoscrizione, dato che i suoi predecessori sull’argomento ci hanno sempre rimandato alle scelte dell’assessore).
In merito alla bonifica dell’area Diatto l’assessore è stato altrettanto chiaro: non è terminata e i lavori riprenderanno. Oltre alla rimozione di sostanze cancerogene dallo scavo di via Cesana angolo via Moretta, sono stati rinvenuti altri manufatti in amianto che vanno rimossi. I lavori dovrebbero durare 6 mesi e concludersi entro il 31 marzo 2017: il condizionale, dati i precedenti, è d’obbligo. Perciò avremo di nuovo via vai di ruspe e camion con polveri annesse anche dal cantiere Diatto oltre che dal cantiere dell’America: per questo è stata richiesta almeno la pavimentazione urgente dei marciapiedi di via Revello, dato che si è al paradosso di non poter più transitare a piedi sul questo pezzo di via chiuso tra i due cantieri.
Il destino dell’ex Diatto a bonifica terminata non è però cambiato: verranno costruiti palazzi sull’area abbattuta e un supermercato nella parte storica rimasta! Così attesta la convenzione definitiva del PEC firmata il 21 ottobre 2015 tra il socio gestore del fondo città di Torino, Prelios, e la passata amministrazione cittadina: tale documento ci è stato mostrato dallo staff dell’assessore e speriamo di poterlo mettere a disposizione quanto prima dato che sul Geoportale del comune non si trova (ma non doveva essere uno strumento di trasparenza?). Quindi nulla di nuovo: ci sentiamo ripetere il solito leit motiv degli amministratori…la restituzione dell’area della Diatto alla città è impossibile perché costerebbe 13 milioni di Euro!!
D’accordo assessore siamo pragmatici: non ci aspettavamo certo di sentirci garantire che il progetto speculativo sarebbe stato cestinato perché la Diatto diventasse di nuovo una struttura pubblica, per essere riprogettata insieme al quartiere a misura delle esigenze dei cittadini, ma almeno la disponibilità a ragionare insieme su una serie di punti oscuri della vicenda, con una riflessione più ampia sull’utilizzo del suolo in quartiere, questo si!
Sulla vicenda ancora pende un ricorso al TAR, presentato nell’agosto 2013 contestualmente all’abbattimento manu militari voluto dalla proprietà. Un abbattimento effettuato senza la stipula della convenzione (avvenuta a questo punto solo alla fine del 2015) e sulla base di una riduzione del vincolo architettonico concessa torbidamente dalla sovraintendenza e su cui anche l’inchiesta condotta dal pm Padalino, in base ad un nostro esposto, non ha fatto chiarezza! Né noi cittadini né tantomeno l’amministrazione comunale, stando a quanto è stato detto, possediamo una copia del provvedimento in base al quale è stata concessa la riduzione del vincolo: in sala era presente anche un rappresentante dello Studio Mellano, consulente di Prelios per la redazione della relazione storica su cui tale riduzione è fondata e che molto volentieri avremmo ascoltato, ma l’abbiamo visto svignarsela alla chetichella mentre il nome dello studio compariva nelle carte della procura lette in pubblico.
Siamo anche tutti consapevoli che il mercato immobiliare difficilmente permette in questo momento di
porre in essere speculazioni edilizie che prevedono la costruzione di 250 appartamenti, quindi come è stato paventato dallo stesso Assessore e Vicesindaco, al termine della bonifica ci dovremo aspettare un lungo periodo in cui l’area risulterà abbandonata come una ferita in quartiere, in attesa della scadenza della convenzione prevista nel 2025! Le domande e le proposte su questo punto sono fioccate dal pubblico, partendo dal principio che è inaccettabile che un’area simile sia abbandonata all’incuria e al degrado diventando ricettacolo di masserizie abbandonate, colonie di ratti e bisogni di animali domestici. La Diatto appartiene al borgo: è il luogo dove tante e tanti si sono rotti la schiena una vita, il luogo dove si sarebbe dovuta conservare la memoria di quelle fatiche all’interno di un manufatto storico unico nel suo genere (come lo definisce la sovraintendenza stessa, sic!) puntando su uno spazio sociale e culturale che manca, in un quartiere soffocato da palazzi abitativi e attività commerciali.
Nella sostanza però le risposte sono state anticipate da un perentorio “impossibile intervenire sulla proprietà” dell’assessore e proseguite da un funzionario che ci ripeteva le stesse solite frasi “è tutto giuridicamente a posto”, “non si può fare nulla su questo”, fino ad illustrarci il proseguo dei lavori seguendo per filo e per segno il piano esecutivo orrifico a cui comitato e associazione si sono sempre opposti. Decisamente troppo poco per chi è venuto a dialogare, nonostante un piccolo ripensamento finale a forza di mostrare carte e documenti.
Ribadiamo con forza che la possibilità e gli spazi per ripensare tutta la questione Diatto ci sono e se il comune non intende agire in questo senso saremo di nuovo noi cittadini a metterci di traverso come abbiamo già fatto in passato.

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