Torino 2016, le olimpiadi del degrado

AmericaQui in foto, quasi in tempo reale, vedete il crollo della storica discoteca AMERICA, in via Frejus, un tempio degli anni ’60, oggi abbattuta in modo irresponsabile e dilettantesco per fare spazio a un altro inutile palazzaccio di appartamenti di lusso, in una città allo sbando con 100.000 poveri e centinaia di persone sfrattate da proprietari con 50.000 appartamenti sfitti.
In compenso lo sfascio ha causato l’evacuazione di una famiglia araba, che si è vista tetto e cortile investiti dalle rovine, e ora dormirà ospitata alla meno peggio dai proprietari dell’alloggio danneggiato, con la pioggia che cade come lacrime sul decoro di un quartiere in agonia.
Dall’altro lato della strada, l’oscena area di scempio ambientale che è il Cratere Snia-Diatto, ex-fabbrica scaricata dall’allegra Sovrintendenza agli appalti e alle ruspe dei palazzinari, e che con la crisi della finanziaria committente è diventato un deserto di detriti e voragini, come i tanti e tanti cantieri eredità del buco nero di bilancio aperto dalle Olimpiadi 2006.
Una bella immagine di una città malata che ha perso ogni valore, ma non sicuramente i prezzi, con un’amministrazione che in 20 anni ha sprecato, svenduto, disfatto e finto di innovare mentre ogni servizio pubblico affondava a favore dell’arcipelago del profitto privato.
Qui Torino, passo e chiudo.
A voi il voto.

Di seguito la lettera che come Associazione Amici di via Revello abbiamo inviato allo Spresal per segnalare l’ennesimo rischio conseguente ad una demolizione nella nostra via.

Torino, 17 giugno 2016
Spett.le Spresal – Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro – Asl To1
Via Alassio, 36/E
10126 Torino

Oggetto: Richiesta URGENTE di intervento per pericolo amianto in via Frejus 27, Torino
Gentili signore/i vi scrivo a nome dell’Associazione Amici di via Revello, nata per la tutela del patrimonio storico del quartiere San paolo ed a tutela della salute dei suoi cittadini.
Ci rivolgiamo al Vs. ufficio per segnalare che in data 13/06/2016 sono iniziati i lavori di demolizione dell’edificio di via Frejus 27, ex locale America. Oltre ad avere causato numerosi disagi ai residenti, per i quali abbiamo già allertato i vigili di quartiere, nell’edificio è presente amianto, che dovrebbe essere smaltito secondo crono-programma dell’impresa la settimana prossima, cioè dal 20 giugno.
Ieri, 16 giugno è occorso un grave incidente, in quanto il ponteggio di sostegno è crollato sulla una casa attigua abitata da una famiglia, i calcinacci hanno invaso il cortile, sono intervenuti i Vigili del Fuoco e un tecnico del Comune e la famiglia è stata evacuata.
Segnaliamo però una gestione quantomeno dilettantesca della situazione da parte dei responsabili del cantiere, con lavoratori in condizioni di pericolo, privi di adeguate protezioni. Soprattutto siamo preoccupati per l’amianto, in quanto la parte di edificio da bonificare è attigua alla parte crollata e vista la gestione disinvolta della situazione da parte della proprietà, non siamo affatto rassicurati da quanto ci hanno detto nei giorni scorsi!
Chiediamo quindi un intervento URGENTE dei vostri tecnici.
Cordiali Saluti

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Anniversari e conseguenze

E’ passato da poco il terzo anniversario dell’abbattimento della storica cisterna della Diatto/Snia (per chi non se lo ricorda c’è un video qui sotto).

Nel giorno stesso dell’anniversario c’è stato il primo turno delle elezioni comunali di Torino, che non sono andate come nei desideri di chi ha voluto l’abbattimento. Una volta la chiamavano nemesi storica: 5 giugno 2013 Piero il tristo abbatte non democraticamente la diatto, 5 giugno 2016 i torinesi che non dimenticano danno un grosso colpo al seggio suo (e di chi l’ha voluto al comando). A 168 anni di distanza gli statunitensi ancora si ripetono “ricordatevi di Alamo”, chissà che in alcune stanze che non sono più botteghe ma restano oscure tra qualche anno ci si ripeta “ricordatevi della Diatto”.
Solo ipoesi, certo, ma in questi giorni dalle parti di via Frejus si sente risuonare una filastrocca
CHI HA ABBATTUTO LA DIATTO-SNIA
NON LO VOTA NEANCHE SUA ZIA
E IN QUESTI GIORNI DI FOLLIA
STREGA CHIARA LO PORTA VIA

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Di pitture elettorali

Le operazioni di maquillage appartengono alla tradizione politica italiana da sempre: restano nella storia le colonne di cartone finto romane disseminate nel 1936 dagli scenografi mussoliniani diattoOralungo il percorso della visita di Hitler, così come i teloni scenografici che Berlusconi usò per nascondere le facciate fatiscenti dei palazzi genovesi durante il G8 o i pudici veli messi dai renziani ai nudi del museo capitolino durante la visita del presidente iraniano Rohani avvenuta a gennaio di quest’anno.

Molto più modesto l’intervento effettuato dal comune di Torino che se l’è cavata dando di recente una rinfresca di giallo in varie tonalità sulle pareti esterne dell’ex fabbrica Diatto, cancellando, non si sa quanto inconsapevolmente, la storica scritta della fabbrica in modo da approntare già anche visivamente lo spazio con le insegne dei prossimi concessionari. Un bel soggetto per le fotografie da apporre on line al cartello CONCEDESI e un bel vedere (la città più bella come suggeriscono imbonitori slogan elettorali) da via Frejus, ma ai residenti non sfugge la realtà di un cantiere abbandonato e incompleto. Un cantiere con un enorme sterrato (che passa da polveroso a fangoso)Cantiere3, un enorme buco su un lato e con gli edifici dalle facciate imbiancate di fresco, ma che a mala pena si reggono in piedi puntellate dall’interno. L’unica cosa che ci aiutano a visualizzare queste pitture sono le aree ancora da abbattere della nostra storica fabbrica: per ora sono ancora lì scrostate sotto la pioggia

Vogliamo vederci chiaro, non ci faremo abbagliare da un po’ di vernice brillante: per questo abbiamo nuovamente scritto all’Arpa per sapere se veramente le operazioni di bonifica sono state completate come prevedeva l’originale piano dei lavori, nell’aprile 2016 oppure sono state rinvenute altre sostanze nocive in corso d’opera.

Fassino nel programma elettorale ricorda che proseguirà la riqualificazione di borgo San Paolo: non sappiamo se sarà lui di nuovo sindaco, ma sappiamo che noi continueremo a batterci perché l’area della Diatto torni a disposizione dei cittadini e di proprietà pubblica.
Qui la nostra lettera all’arpa

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Piero il triste e le macerie della Merz

FassinoUnicellulare la mostra Society, you’re a crazy breed: dalla creatività citata dal titolo, al montaggio e al photoshoppaggio un panorama di macerie come quello che avvolge da ieri i saloni della fondazione Merz lascia un senso di smarrimento e vuoto al visitatore.

Gli artisti fanno centro inserendo colori vividi della natura nel mezzo dei capannoni abbattuti e aggiungendo ulteriori prodotti dell’uomo (apecar, volantini, cinema) restituiscono un dato di realtà: prima qui c’era una fabbrica, ora questo posto non serve a niente!

L’innaturale figura del sindaco che, troppo alto per non svettare sugli altri e troppo spettrale per non farsi attraversare, si aggira nella sala durante l’inaugurazione con il suo sorriso tristemente forzato alla campagna elettorale non fa che rendere tutto più limpido: qui una volta si faceva politica, ora non resta che un cumulo di macerie!

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L’amministrazione si disinteressa del futuro del cantiere Diatto

francescodanieleLa scorsa settimana abbiamo assistito all’ennesimo rampante balletto del presidente di circoscrizione Francesco Daniele (foto a lato) che prima promette di interessarsi del futuro del cantiere della Diatto e poi, su precisa richiesta di convocazione di un consiglio di circoscrizione aperto, si tira indietro.
Motivo della disputa la lettera giunta all’Associazione Amici di via Revello, che continua a sollecitare autorità ed organi competenti ad informare i residenti sulla situazione, in cui l’Arpa avvisa sia della presenza di amianto, per fortuna già rimosso, sia dell’avvio di ulteriori analisi su sospette terre nerastre ritrovate nello scavo lato via Cesana. Se venisse confermata la loro nocività e pericolosità, ci sarà un ulteriore fase dei lavori di bonifica.
Il comitato e l’associazione hanno perciò chiesto all’amministrazione di chiarire se la bonifica sia terminata oppure no, quindi di farsi portavoce delle legittime richieste di informazioni poste dai cittadini,ma la risposta è stata negativa, come abbiamo visto. Il presidente e l’amministrazione cittadina una volta ancora si lavano le mani, del tutto disinteressati alla nostra salute o forse sempre più imbarazzati dal “loro” socio privato Prelios,che sta disseminando cantieri di cui non si vede la fine in varie zone, in questo quartiere e nell’intera città.
Dovremo essere nuovamente noi cittadini a difenderci da soli, chiedendo direttamente all’Arpa, che ci ha avvisato della presenza di amianto solo dopo le nostre numerose sollecitazioni a monitorare lo stato del cantiere, chiarimenti sullo stesso, e soprattutto per essere sicuri che si trovino i soldi il prima possibile per completare la bonifica, nel caso le terre nerastre fossero veramente nocive. Non ci accontenteremo di vedere coperti gli scavi da teli che nascondono allo sguardo ma non impediscono alla polvere di sollevarsi, posarsi ovunque e soprattutto venire respirata.

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Bonifica mia cara…quanto mi costi

lavoriDiatto2Era il 5 giugno 2013 quando, scortate dalla polizia, giunsero le ruspe che in fretta e furia buttarono giù la Diatto… da allora sono iniziati i polverosi scavi per la bonifica ed ancora noi abitanti della zona non ne vediamo la fine: come suggerivamo già all’epoca, quando si vuole risanare un terreno utilizzato a fini industriali per quasi cento anni non si sa bene a cosa si va incontro!
L’ennesima conferma ci è giunta ad inizio settimana dall’Arpa che ci informa degli ultimi “ritrovamenti”: amianto nella zona limitrofa a via Revello e un terriccio nerastro negli scavi a ridosso con via Cesana. Tale terriccio in particolare è ora sotto analisi degli esperti e potrebbe comportare un ulteriore lavoro di bonifica.
All’epoca delle ripresa dei lavori (luglio 2015) la fine prevista era il marzo 2016: che succederà in quella data?
Intanto dall’altro lato di via Frejus sono apparsi i primi operai: il cartello che è stato affisso segnala una durata del cantiere di 240 giorni e la data d’inizio cantiere è segnalata come il lavoriDiatto1 settembre 2015. Anche qui staremo a vedere, ma non ci dimentichiamo della promessa dell’assessore Passoni circa l’impatto minimo che il cantiere avrà sul quartiere soprattutto riguardo alle polveri.
Continueremo a vigilare perché siamo noi cittadini a pagare il prezzo più alto di queste bonifiche in termini di salute e disagi causati dai cantieri.

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Biblioteche senza una tetto e ragnatele nelle vie

PersoneinbibliotecaSe non diamo ai nostri bambini ciò che si aspettano, quando cresceranno ci presenteranno il conto!” Così lunedì è intervenuta una maestra delle elementari durante il consiglio aperto della terza circoscrizione sulla chiusura delle biblioteca Carluccio di via Monte Ortigara avvenuta a gennaio 2015.
Insieme a lei altri insegnanti e cittadini hanno portato anche 2 differenti raccolte firme per chiedere di riavere almeno una delle biblioteche del nostro quartiere all’assessore alla cultura Braccialarghe, al dirigente del sistema bibliotecario torinese Messina e al presidente di circoscrizione Daniele.
Con un grande abbraccio buonista i nostri hanno promesso di agire o per risanare il problema legato alla dispersione di lana di vetro nell’impianto di riscaldamento della biblioteca Carluccio o eventualmente trovargli una sede alternativa: torneranno a febbraio, dicono, per informare il popolo sulle loro conclusioni.
Il resto è amnesia collettiva: cancellata la biblioteca Regis/caserma Lamarmora ormai chiusa da anni benché l’anagrafe delle biblioteche italiana ancora la riporti, cancellati possibili luoghi alternativi per la biblioteca Carluccio in quartiere come l’ex Csea di via Bardonecchia 151 molto vicina alla sede attuale, perché l’amministrazione comunale l’ha messa in vendita con il progetto di farne un parcheggio ed un supermercato
Per quanto riguarda l’investimento… denaro il comune non ne ha perché oggi la cultura in questa città si fa solo con festival, mostre, esposizioni eventi temporanei insomma che si tengono per lo più in centro e che quando finiscono lasciano solo l’amarezza del nulla in cui viviamo in periferia.
Progettare un servizio permanente per i cittadini…una politica terminata l’altro millennio e rottamata dai politici manager attuali.
Per fortuna che qualche adulto se lo ricorda e può liberare i bambini dalle ragnatele in cui li abbiamo abbandonati.

Nella prima parte di questo video la situazione attuale dello stabile

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La nostra torta in faccia al pianTo regolatore, ovvero “Con le vostre teorie la città sarebbe morta”

Foto1Siamo seri, se sabato al convegno alla “de Sonnaz” si è parlato della realtà di Torino è grazie a noi che abbiamo fatto esplodere nel contesto di plastica dell’Urban center l’esclusione, lo spreco dei beni comuni e gli affari sporchi del cemento che il loro piano ha creato in vent’anni.
I giornali ci definiscono studenti(?) o gruppo vicino all’Askatasuna(?): la realtà è che siamo un comitato di cittadini di San Paolo di tutte le età stufi di vedere il nostro quartiere sciacallato dai palazzinari, pieno di cantieri che hanno distrutto il patrimonio storico e che ci hanno indebitato da qui a sempre. Sabato abbiamo parlato dal palco insieme agli studenti, ma sono tanti i cittadini che come noi si sono organizzati per difendere il loro territorio e certamente avrebbero portato il loro punto di vista al vostro “democratico” incontro, saremmo stati insomma certamente di più e più preparati se non lo aveste annunciato meno di una settimana fa !
Il debito è buono perché lo paghiamo noi cittadini, lo abbiamo detto sabato alla platea di ricchi imprenditori del mattone presenti in grande sfoggio pronti all’ennesimo banchetto delle prossime elezione nel solco della triade sinistra Castellani, Chiamparino e Fassino. Apprezziamo in particolare l’onesta del presidente regionale, a cui ricambiamo con affetto l’indicazione su dove andare, quando ammette di aver creato lui il debito. Ma come lei presidente ci ricorda “Non mi pare che presentare delle esigenze sia una proposta eversiva”: e allora perché non avere un dialogo con le famiglie di sfrattati e tenerla a distanza con la polizia o gettarle direttamente per strada come due settimane fa? Perché imporre la fine di un occupazione di rifugiati politici militarizzando un quartiere quando ci sono delle proposte valide di soluzione? Perchè distruggere una baraccopoli e non preoccuparsi di chi ci vive dentro? Perché mascherate le vostre speculazioni realizzando strutture per gli studenti fuori sede, mentre tagliate le borse di studio?
La realtà è che le vostre riqualificazioni hanno devastato le nostre comunità azzerando ogni spazio di confronto democratico, impoverendoci con il vostro buonismo fatto di bugie e furti legalizzati: l’ultimo esempio in quartiere il Campus San Paolo interamente costruito con soldi pubblici e regalato alla gestione dei privati.
Noi siamo qui sempre in attesa di discutere pubblicamente il futuro delle aree pubbliche del nostro quartiere, in attesa di vedere realizzate le nostre richieste di servizi per i cittadini come un coworking pubblico (la stessa inchiesta presentata ieri riporta come “la cosa più importante da fare nei prossimi anni” il creare occasioni di sviluppo e posti di lavoro) la biblioteca promessa da vent’anni ed ogni altra esigenza che emerga da un dibattito pubblico
Come noi la Torino degli esclusi, fatta di famiglie senza casa, fatta di senza lavoro, fatta di cittadini che si battono in difesa dei beni pubblici, attende di essere finalmente ascoltata: signor sindaco quando la smetterà di considerarci eversivi ed aprirà uno spazio di confronto dove ascoltare le nostre esigenze ed iniziare un confronto aperto e pubblico sulla pianificazione delle aree disponibili a trasformazione del nostro quartiere, a partire quindi dai due isolati di via Revello divisi da via frejus, ex Gabrio ed ex Diatto?

Se interessa un altro punto di vista, ecco quello di Sistema Torino

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Campus San Paolo e i suoi fantasmi: un altro afFONDO torinese

In quartiere è apparso un tetris di cemento per nascondere i fantasmi dello spreco di denaro pubblico: i nuovi casermoni del Campus San Paolo dedicato agli studenti universitari (benvenuti!) e alla riqualificazione dell’area nascondono l’ennesimo affare pubblico/privato. Anzi il nostro quartiere in questo caso rappresenta il primo caso di un business che sta crescendo (vedi 1 e 2): quello dell’accoglienza degli studenti fuori sede dopo i tagli al servizio pubblico messi a punto dalla regione Piemonte tramite l’Edisu.
Procediamo con ordine e torniamo al nostro Campus posto al civico 101 di via Caraglio: in quest’area sorgevano fabbriche storiche della zona come la Lancia e la Meccanica Piemontese. Un decennio fa era partita una classica “riqualificazione” torinese fatta di palazzoni, soprannominati “gli scivoli” per i curiosi tetti ma già fatiscenti dopo neanche 10 anni, centro commerciale e verde pubblico. Al civico 101 restò in piedi l’ex scuola di formazione della Lancia e, anni dopo la chiusura e passata la proprietà al Comune, venne concessa all’associazione Acmos che vi aprì il Belleville, un locale per concerti e socialità a pagamento. Nel 2006 un improvviso incendio distrusse i locali e per anni non restarono che ruderi dannosi alla salute, vista la presenza d’amianto.
Arriviamo al 2012 quando viene annunciata la nascita del Campus progettato con la partecipazione di 3 soggetti: Fondo Erasmo (di proprietà al 50% della gruppo Monte dei Paschi di Siena, quello della banca in crack, e per il restante 50% del gruppo immobiliare Caltagirone il cui proprietario è noto alle cronache giudiziarie da anni, comune di Torino e CdP Investimenti Sgr.
Il Fondo Erasmo è nato per far crescere l’housing sociale tra gli studenti: in pratica sfruttano la necessità degli universitari fuori sede di trovare un tetto, vista la riduzione dei posti letto pubblici in atto da anni. Anche in questo caso il Campus San Paolo fa scuola offrendo un letto in stanza condivisa senza cucina a 340€. È quasi superfluo ricordare che per quella cifra nel nostro quartiere si affitta un monolocale.
Il comune di Torino, pressato dalla necessita di riqualificare e bonificare l’area, concede l’usufrutto dell’area per 99 anni ed oggi ha intenzione di allargare il progetto tramite il Masterplan delle accoglienze universitarie, che vede coinvolti altre 7 fatiscenti proprietà comunali.
La CdP Investimenti è invece una società di Cassa depositi e prestiti che gestisce il maxi-fondo immobiliare per il social housing, nato dallo svincolo di soldi dell’Inps dovuti alle varie riforme delle pensioni avvenute in questi anni. In pratica l’Inps avendo accumulato i soldi per pagare pensioni che oggi sono state abolite con le varie riforme, ha ricavato un tesoro da 1,64 miliardi di euro che ha deciso di investire per fini “sociali”: in particolare gli investimenti in residenze per studenti hanno visto un ingresso di 325 milioni di euro per mettere in cantiere 6.530 posti letto. Di questi 100 milioni circa sono andati al fondo Erasmo.
Non c’è che dire non manca nulla, salvo gli interessi dei cittadini. Noi residenti viviamo l’ennesima beffa di utilizzo di soldi pubblici per costruire un edificio che non ci offre nessun servizio; da anni chiediamo per esempio di realizzare una nuova biblioteca (manca da oltre venti anni in quartiere) e ci viene ripetuto dal comune che si accettano solo progetti a costo zero.
Agli studenti ribadiamo il nostro benvenuto. Li abbiamo visti aggirarsi smarriti con le famiglie e le valigie in quest’angolo di periferia urbana e ci auguriamo che all’atto di intascare i vostri soldi vi abbiamo informato che sia il Politecnico sia l’Università degli studi sono decisamente lontani dalla vostra residenza… nel caso non lo sappiate:
Campus San Paolo – Sede Politecnico corso duca degli Abruzzi: 2 km 20 minuti a piedi
Campus San Paolo – Sede Università degli Studi via Po: 5 km 1 ora a piedi
Campus San Paolo – Biblioteca civica villa Amoretti (la più vicina): 2,1 km 28 minuti a piedi
Campus San Paolo – Piscina e palestra CUS Torino: 1,4 km 16 minuti piedi

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Dal fantasma della cisterna al fantasma della bonifica

E dalla ex Diatto all’ex Gabrio. Due edifici, vicini non solo fisicamente, ma anche nel loro stato di abbandono, e nel disinteresse che l’amministrazione comunale riserva loro. Dopo aver tanto sbraitato per rientrarne in possesso una volta riavutili non se ne occupa, lasciando nel primo un cantiere con una bonifica infinita come le polveri che solleva, nel secondo edifici che, privi di manutenzione, vanno disgregandosi, e nel disgregarsi avvicinano alla luce e all’aria l’amianto che contengono.
Domenica 20 settembre saremo in via Revello, davanti all’ex Gabrio, per cercare di mettere in moto un dibattito mai partito su questo problema, che l’amministrazione preferirebbe liquidare con uno striscione ad effetto che probabilmente avrà fatto sobbalzare nella tomba il buon Rodari, mentre allontana dalla vista i cartelli che potrebbero realmente informare.
Inizieremo alle 17 con delle letture da Tifiamo Scaramouche, raccolta di racconti corale nata come spinoff dal romanzo “L’armata dei sonnambuli” del collettivo Wu Ming, in cui viene evocato un fantasma molto più gradevole di quelli presenti qui. A leggere saranno gli autori dei racconti. In parallelo alle letture ci saranno un laboratorio grafico per bambini ed un aperitivo condiviso, poi, quando la luce lo permetterà, passeremo alle proiezioni.
Invitiamo tutte le realtà che, come noi, si battono per la difesa del territorio, della salute e della memoria storica in questa città alla partecipazione; come sempre saremo ben lieti di ospitare banchetti informativi ed altro per dare spazio e voce a tutti.
Vi aspettiamo

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